Come scaricare file torrent dal browser e guardarli in streaming

Erano anni che cercavo un servizio che permettesse di scaricare torrent offline (ovvero a computer spento) direttamente sulla nuvola per poi poterli scaricare una volta terminato il download.

In tutte le mie ricerche avevo trovato qualcosa, ma sfortunatamente erano tutti servizi con delle limitazioni tali che li rendevano inutili, quindi alla fine mi ero rassegnato all’idea che non avrei mai trovato un sito del genere.

Fortunatamente mi sbagliavo, perché un paio di settimane fa sono capitato su un sito che fa esattamente questo, gratuitamente e anche molto bene: Seedr.cc, un servizio di un’azienda israeliana presente sul web almeno dal 2015. Con Seedr non solo è possibile scaricare i torrent direttamente nella nuvola (molto velocemente, talvolta istantaneamente) ma è anche possibile streammarli subito. Questo è notevole, perché i pochi servizi che permettono di streammare i file scaricati di solito devono prima convertirli, cosa che richiede tempo. Con Seedr la conversione è istantanea e si può iniziare subito lo streaming. Altro punto importante: il player di Seedr supporta nativamente i sottotitoli e permette anche di cercarli su OpenSubtitles.

Con un account gratuito possiamo quindi avere:

  • 2 GB di spazio (aumentabili gratuitamente fino a 7 GB con referral e tweet vari);
  • streaming a 360p con supporto ai sottotitoli (purtroppo per avere l’HD bisogna fare un abbonamento che costa);
  • download di 1 torrent alla volta senza una dimensione massima (il limite è lo spazio a disposizione);
  • banda illimitata (anche se a luglio 2016 scrivevano “in the future we are likely to introduce some daily, and monthly limitations” al momento è passato più di un anno e ancora non l’hanno fatto).

Gli account premium partono da circa 7 $, hanno più spazio, possono scaricare più torrent contemporaneamente, possono streammare in HD e hanno accesso anche alle API di Seedr. Il fatto che le API siano esclusivamente a pagamento è un peccato perché sarebbero state comode.

Alternativamente, se non avete voglia di creare un account e vi basta poter scaricare direttamente un file torrent, potete utilizzare Torx che è gratis e fa benissimo il suo lavoro. A differenza di Seedr, dove basta incollare il link della pagina dove si trova il torrent o il suo magnet link, con Torx è necessario uploaddare il file torrent.

Come rimuovere la pubblicità di 000webhost

Per rimuovere la pubblicità che 000webhost simpaticamente mostra su tutti i siti basta aggiungere un pezzetto di codice CSS.

Nel caso di un sito fatto con WordPress, in particolare, questi sono i passaggi da seguire:

  • Aspetto
  • Personalizza
  • CSS aggiuntivo
  • Incollate
    display: none;}
.
  • Salva & pubblica

Se vedete ancora il banner provate a cancellare cookie e cache e a ricaricare la pagina (CTRL+MAIUSC+R).

Grazie a Richie Bendall per il suo utilissimo video tutorial.

Per quanto riguarda il bannerone di Hostinger nell’area amministrativa di WordPress ancora non ho trovato un modo per toglierlo, ma sinceramente me ne sono fatto una ragione dato che lo vedo solo io e che viene bloccato da Adblock Plus e Element Hiding Helper ho scoperto come toglierlo e lo spiego qui.

Come pagare con l’NFC del cellulare

AGGIORNAMENTO: da qualche giorno è possibile abilitare Google Pay anche in Italia e usarlo per pagare con l’NFC in modalità contactless in qualsiasi negozio. In questo articolo spiego come fare.

Ormai sono parecchi anni che sono arrivati i pagamenti contactless. PayPass (MasterCard), PayWave (Visa) e ExpressPay (American Express) permettono di pagare ovunque sia presente un POS abilitato senza dover digitare il PIN e con una velocità e comodità senza pari. Oddio, a dire il vero American Express non funziona quasi da nessuna parte, ma prima o poi ci arriveranno anche loro.

Insomma, il punto è che il contactless è comodo e ci piace, ma poter pagare addirittura senza carta ci piacerebbe anche di più. Questo è già possibile e per farlo basta avere un cellulare che supporti l’NFC (Near Field Communication)… almeno in teoria, perché per tutti questi anni, nonostante abbia avuto l’NFC con ormai 3 diversi cellulari non ero mai riuscito a pagare usando l’NFC perché:

  • per pagare con Vodafone (con Vodafone Pay) devi avere un cellulare abilitato (e sono due in croce) e una SIM NFC non più disponibile;
  • per pagare con Tim Wallet devi essere Tim, e avere la SIM NFC e avere o Intesa Sanpaolo o Mediolanum;
  • per pagare con le Poste devi avere PosteMobile… e nessuno ha PosteMobile, dai, e scommetto che ci saranno altri 74 requisiti ridicoli come al solito con le Poste, tipo mandare un fax ogni volta;
  • per pagare con CartaSi non basta avere una carta emessa da CartaSi ma deve essere anche di una banca supportata;
  • per pagare con Google Pay – che dannazione sono anni che lo aspetto e non esce in Italia – bisogna avere almeno una carta statunitense abilitata (e per ora non ne ho ancora trovata una richiedibile dall’estero) finalmente è uscito anche in Italia;
  • con LeuPay Wallet devi sostanzialmente aprire un conto con una banca estera e mandare il passaporto… e la cosa sinceramente non mi esalta;
  • per pagare con Unicredit e Intesa fortunatamente basta avere una di queste due banche e una carta abilitata ed è possibile.

Il succo è che in Italia dobbiamo sempre complicare tutto e fino a qualche giorno  fa – nonostante numerose ricerche – non avevo ancora trovato un modo universale per pagare col cellulare. Fortunatamente adesso l’ho trovato.

Come pagare con l’NFC con qualsiasi telefono Android

AGGIORNAMENTO (13/6): SEQR/Glase continua a ritardare di mesi il pagamento del cashback e sembra che potrebbe diventare insolvente. L’app funziona ancora, ma se la usate per il cashback tenetelo presente è fallita a dicembre 2018.

Disponibile su Google PlaySEQR (pr. come secure) è un’app per Android di Seamless, un’azienda Svedese quotata in borsa, molto simile a Satispay che permette di pagare col contactless in qualsiasi negozio, addebitando direttamente sul conto corrente gli importi pagati con un SDD (SEPA Direct Debit, il nuovo RID in pratica).

Attenzione: parliamo di pagamenti NFC (Tap & Pay) veri e propri, non di scansioni di QR code e altre sciocchezze. Il cellulare emula in tutto e per tutto una normale carta, quindi se il POS supporta i pagamenti contactless supporta anche SEQR e potete pagare col telefono.

L’app non costa niente e anzi SEQR ti paga per usare l’app fino al 3% di cashback (dipende dal numero di transazioni). Vuol dire che facendo almeno 20 acquisti in un mese, se spendete 300 € ve ne tornano 9. Non male considerando che per ora la carta di credito col cashback più alto, l’American Express Blu, si ferma appena all’1%.

Per essere operativi bastano una decina di minuti, dato che la verifica del documento d’identità è quasi istantanea (secondo me è automatica). Inizialmente vi verrà assegnato un plafond di 75 € che verrà poi portato a 750 € 25 € che verrà poi portato a 250 € (sono cambiati i limiti al ribasso) quando farete 3 transazioni completate con successo. In questo SEQR si comporta sostanzialmente come una carta di credito a breve termine dato che anticipa tutti gli importi pagati fino all’addebito su conto.

Come pagare con l’NFC con l’iPhone

Se siete su iOS sfortunatamente non potete usare SEQR per delle limitazioni software di iOS.

Se non avete una carta supportata da Apple Pay potete aggirare il problema creando una carta virtuale con Boon e associandola ad ApplePay.

Come creare un sito web – Installare WordPress su Google Cloud

Abbiamo già parlato di ciò che non può mancare per costruire un proprio sito: il nome dominio e l’hosting. In questo articolo spiegherò nel dettaglio come installare WordPress su Google Compute Engine e farci girare su un sito gratuitamente. Ho scelto Google Compute Engine proprio perché ha eccellenti performance (è un fulmine!) ed è gratis.

Prerequisiti

Installare WordPress su Google Compute Engine

  1. Registratevi per una prova gratuita di 12 mesi di Google Cloud. Questo passaggio è fondamentale a meno che non vogliate rischiare di pagare. È necessaria una carta di credito/debito (non accetta prepagate) e potrete identificarvi solo come un’azienda. È normale e va bene così.
  2. Adesso che abbiamo 300 $ per 12 mesi e siamo sicuri che non riceveremo addebiti (anche dopo 12 mesi eventuali addebiti richiederanno un’autorizzazione preventiva) andiamo su “Fatturazione” quindi “Aggiungi account di fatturazione” per aggiungere, appunto, un account di fatturazione.
  3. Bene, adesso abbiamo finito la parte “burocratica”. A questo punto dovrete creare un nuovo progetto. Il nome non è importante.
  4. Abilitate la Google Cloud Deployment Manager V2 API andando in API e servizi > Libreria > Cloud Deployment Manager API quindi cliccate su ABILITA. Non c’è bisogno di fare altro, basta cliccare su ABILITA.
  5. Ora dobbiamo installare WordPress. Per fare questo andiamo in Cloud Launcher e cerchiamo WordPress (Google Click to Deploy) quindi AVVIA SU COMPUTE ENGINE. Ci vorrà qualche istante perché Google predisponga il tutto.
  6. A questo punto scegliete il Deployment name che preferite, selezionate us-east1-b come Zone (vanno bene tutte quelle statunitensi tranne quelle della Virginia del Nord), micro (1 vCPU condivisa) 0,6 GB di memoria f1-micro come Machine Type, una vostra mail come Administrator Email (duh), lasciate la spunta, lasciate come spazio su disco quello di tipo standard e aumentate lo spazio a 30 GB, infine lasciate le ultime due spunte. Quindi cliccate su Implementa. Nota: i limiti che vi ho fatto impostare servono per rimanere all’interno dell’Always Free Tier. Ovvero se il sito è piccolo è tutto gratis.
  7. Quando l’installazione di WordPress sarà terminata arriverete su una pagina della quale salverete religiosamente tutte le password, gli ID e gli IP (io consiglio anche uno screenshot). Se cliccate sull’IP da parte a Site address verrete portati sul vostro nuovo sito.
  8. A questo punto dobbiamo rendere l’IP che ci è stato assegnato da Google statico. Andiamo quindi su Rete VPC > Indirizzi IP esterni e cliccando sulla freccina sotto a “Tipo” scegliamo “Statico”. Ci vorrà qualche tempo.
  9. Adesso che l’IP è assegnato permanentemente a noi dobbiamo puntare il sito su quell’IP. Per fare questo dovremo creare dei record DNS loggandoci sul sito di chi ci ha venduto il dominio e andando nella sezione apposita. Non dovrebbe essere difficile da trovare. Una volta lì creeremo due nuove “regole”.
  10. La prima regola che creeremo sarà un A record. Vi verrà chiesto che tipo di record inserire, voi scegliete “A”, lasciate il resto vuoto o con le impostazioni di default e come “valore” (o “data” o “IP”, non so cosa vedrete scritto) inserite il vostro IP.
  11. La seconda regola sarà un CNAME record. Nel campo nome inserite www e come tipo selezionate ovviamente CNAME. Come valore/data/destinazione mettete iltuosito.it lasciando eventuali altri campi vuoti o di default.
  12. A questo punto dobbiamo fare in modo che WordPress mostri l’indirizzo corretto. Quindi ci logghiamo nell’area amministrativa di WordPress andando su http://ilvostroipstatico/wp-admin (ad esempio: http://104.140.144.94/wp-admin). Andiamo quindi in Impostazioni > Generali e qui inseriamo nei campi “Indirizzo WordPress (URL)” e “Indirizzo sito (URL)” l’indirizzo del dominio acquistato. Cliccate su Salva le modifiche in fondo alla pagina e siete a posto.

Complimenti, adesso il vostro sito gira su Google Cloud.

Per 12 mesi eventuali addebiti verranno scalati dal bonus di benvenuto di 300 dollari. Prima della fine del periodo vi consiglio di controllare se ci sono stati addebiti per capire se riuscireste a star dentro all’Alway Free Tier o se per voi non è sufficiente. In ogni caso i prezzi di Google sono ragionevoli quindi personalmente sarei a mio agio pagagando qualche centesimo al mese per avere WordPress velocissimo (con 000webhost è inutilizzabile).

Come creare un sito web – Le basi

Per avere un sito ci sono sostanzialmente due cose che bisogna fare: acquistare un nome dominio e scegliere l’hosting. Il nome dominio è il “nome” del sito, quindi quello che sta dopo “www”. L’hosting è invece lo spazio su disco e le risorse (banda, potenza di calcolo ecc.) necessarie a contenere e a far girare il sito.

Prerequisiti

  • PayPal o una carta di debito o di credito abilitate ai pagamenti online.

Nome dominio

Per avere un proprio sito bisogna innanzitutto acquistare – o meglio noleggiare – un nome dominio. In questo passaggio pagherete quindi un’azienda chiamata registrar che è abilitata a registrare nuovi domini per “affittare” un nome dominio per uno o più anni. Fintantoché pagherete la quota annua il dominio rimarrà assegnato a voi indefinitamente.

Registrare un nuovo dominio è molto semplice e potete affidarvi al registrar che preferite. Per i domini .it il registrar più economico che ho trovato è Internetbs.net che permette di registrare un dominio per un anno a 5,18 €. Se volete rimanere in Italia (ad esempio se siete un’azienda per non avere problemi con la tassazione e/o modelli INTRASTAT) una buona alternativa può essere Tophost che costa invece 7,31 € ma che include anche 200 MB di spazio di hosting, sufficienti per un piccolo sito a basso traffico (con WordPress secondo me non bastano).

Per quanto riguarda i domini .com il più economico che ho trovato è Porkbun a circa 7,52 €, che oltre ad avere un nome simpatico ha anche un’ottima assistenza clienti. Pure qui se vogliamo rimanere in Italia possiamo optare per Tophost che però costa 8,53 €.

ATTENZIONE: quando vi registrate è importante inserire tutti i vostri dati per intero e corretti (quindi niente pseudonimi o robe così) altrimenti rischiate poi problemi col dominio, ad esempio che ve lo tolgano.

ATTENZIONE BIS: i dati che inserite (nome, cognome, mail, indirizzo di residenza con via, civico, CAP e città, numero di telefono… tutto!) saranno visibili per intero a meno che non scegliate l’opzione Whois Privacy. Tophost non offre questo servizio con i domini .com mentre con i .it offre un whois privacy un po’ farlocco nel senso che nome e cognome resteranno comunque visibili a chiunque. Con Internetbs e Porkbun è invece incluso gratuitamente e dovrebbe nascondere tutti i dati personali.

Hosting

Anche per quanto riguarda l’hosting c’è l’imbarazzo della scelta. In questo caso vi sono sia alternative gratuite sia a pagamento. Quello che è importante tenere presente è che per forza di cose l’hosting gratuito avrà delle limitazioni e sarà meno “potente” di quello a pagamento. Tra i più famosi hosting gratuiti ricordiamo sicuramente 000webhost, che funziona un giorno male e l’altro peggio e che mostra banner e pubblicità (qui spiego come toglierli). Abbiamo poi InfinityFree, che ho testato solo brevemente ma che mi ha fatto un’ottima impressione, e dulcis in fundo Google Compute Engine che è quello che sto usando al momento

La soluzione migliore, secondo me, è Google Compute Engine, anche se non nego che metterci su il sito sia stato molto complicato.

In un prossimo articolo spiegherò nel dettaglio come installare WordPress su Google Cloud e avere quindi un hosting ad alte performance gratuitamente.

Se non volete utilizzare WordPress, a questo punto avete comunque tutto quello che vi serve per poter creare un sito vostro. Se volete fare un sito responsive in material design vi consiglio MaterializeCSS che è pieno di codice già fatto che potete modificare e personalizzare a vostro piacimento per creare un sito da zero.